ZEITGROUP E HAPPY BASKET, LA PARTNERSHIP CONTINUA

Zeitgroup, azienda che eroga servizi “cloud pay per use” in tutta Italia, ha rinnovato la propria partnership con Happy Basket anche per la stagione sportiva corrente, a conferma di un coinvolgimento profondo che vede Antonio Borsetti, fondatore e titolare di Zeitgroup, impegnato anche come membro del consiglio direttivo della società del presidente Giampaolo Piomboni.
Una chiacchierata con Antonio offre sempre spunti, tanto più che il suo ruolo di imprenditore “team leader” presenta molti parallelismi con lo sport di squadra.

Antonio, per cominciare, perché è così difficile trovare oggi aziende che sostengono lo sport?
Innanzitutto perché generalmente le aziende sostengono le attività che producono un ritorno economico, in particolare le aziende che si rivolgono ad un pubblico vasto e hanno bisogno di opportunità per farsi vedere e conoscere. Per aziende come la nostra che svolgono un’attività difficile da spiegare l’interesse è tutt’altro: la sponsorizzazione è un contributo per sostenere i giovani e in particolare il basket femminile, un’attività sana e positiva per il territorio. A me piace premiare società sportive come Happy basket che per il lavoro che fanno meritano tutto l’appoggio possibile.

La squadra è partita bene e gioca un bel basket: da spettatore ti aspettavi questi risultati?
No, non me li aspettavo, dal momento che la squadra ha perso alcune giocatrici importanti in favore di tante giovani del vivaio, che potevano essere meno pronte. Quello che vedo sono un impegno, un agonismo e una dedizione che difficilmente si riscontrano in altre discipline.

Cosa ne pensa uno come te, abituato a gestire gruppi di lavoro?
Penso che l’allenatore abbia grandissimi meriti: una persona come Maghelli starebbe bene anche in uno dei miei gruppi di lavoro, anche se sono informatici e non giocatori di basket, perché credo abbia grandi capacità gestionali. Credo sia un allenatore in grado di fare la differenza come professionalità e anche come umanità.

Visto che è uno dei punti chiave del tuo lavoro, qual è la tua idea di gestione?
La mia politica aziendale e gestionale è improntata alla collaborazione e alla contaminazione tra le persone, tant’è che è raro che io assuma direttamente qualcuno. Nella maggior parte dei casi lascio che siano i miei collaboratori a scegliersi i compagni di lavoro da inserire nel proprio team. Questo aumenta il senso di responsabilità e di appartenenza: il gruppo nominalmente l’ho creato io, ma formalmente, per quanto detto, è come se si fosse creata da solo.

Tornando al gioco, perché, secondo te, vale la pena di seguire il basket femminile?
In effetti è stata una sorpresa anche per me, visto che mi sono avvicinato al mondo della pallacanestro femminile più che altro perché mia figlia ha cominciato a giocare – Bianca, centro della Ren-Auto -. Ho sempre seguito il basket sia a Rimini che nella mia Ferrara, due città con grandi tradizioni, ma mi ero limitato all’ambito maschile e sono rimasto sorpreso da quanto agonismo e quanta intensità ci sia nella pallacanestro femminile. Ci sono addetti ai lavori, ad esempio, che mi hanno detto che preferiscono guardare il basket femminile perché, a dispetto delle differenze con la controparte maschile, viene giocato a un livello tecnico alto ed è anche molto piacevole da guardare.

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